E IO PEDALO. Il mio piccolo libro


E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta, Bologna, Il Loggione, 2017

«Penso che la bici abbia fatto per l’emancipazione delle donne di più di ogni altra cosa al mondo. Dà alle donne la sensazione di libertà e di completa autonomia. Gioisco ogni volta che vedo in giro una donna pedalare… immagine senza ostacoli della libera femminilità».


Prima è nato lo spettacolo, poi è arrivato il libro. Ci ha creduto prima una vera amica, poi una coraggiosa editrice; solo dopo ci ho creduto anch’io. Stampato dalle Edizioni del Loggione, E io pedalo. Donne che hanno voluto la bicicletta è uscito il 22 novembre con un bel battesimo laico e femminista, presso la mitica Libreria Trame di Bologna, e adesso muove i suoi primi passi. Che poi.. “passi” non è proprio giusto: diciamo che dà i suoi primi giri di ruote, visto che è un libro sulla bicicletta e su come questa ha aiutato l’emancipazione femminile.

 

 

 

 

 

Ci sono le storie di pioniere come Annie Londonderry e Alfonsina Strada, le storie di cicliste immaginarie e letterarie come Argia Sbolenfi e la Graziella di Gozzano; ci sono le donne del ‘900, che però ci hanno lasciati, come Anna Zucchini, Bianca Baravelli, Margherita Ianelli; ci sono donne che pedalano ancora oggi come le Cicliste per caso, Mila Brollo, Ela e Aisha.

A breve qualche approfondimento. Per ora, ecco l’incipit:

«Una giovane donna pedala, forse con troppa furia. Indossa abiti femminili, ma cavalca una bicicletta da uomo. Sulle spalle ha uno zaino che parrebbe quasi da montagna, ma è talmente scolorito che è difficile dirlo. Pedala forte, e le sue labbra si muovono. Forse canta.
Una donna più anziana si immette sulla stessa strada. Tra le gambe, protette solo dalle calze velate, è la canna curvata caratteristica delle biciclette da donna; sotto la gonna scura e dritta si può scorgere il sellino foderato con un sacchetto, per quando pioverà. Ma non piove, non ancora. E difatti pedala con calma, la nostra signora, misurando la strada con un passo uniforme e rassicurante che è frutto di anni, forse decenni, di traversate in bicicletta. Non ha niente sulle spalle, ma il cestino è molto pieno. Se non ci fossero quegli elastici colorati a trattenere le borse, volerebbero mandarini e medicine ovunque.
Più affaticata è lei che torna dall’ufficio: il tailleur è perfetto, ma i capelli sono quelli di fine giornata. Le borse pendono un po’ ovunque: dalle braccia (e ogni tanto cadono, e tornano su grazie a un gesto rapido della mano che si stacca dal manubrio), dal portapacchi, dove sono state legate in fretta. Si ferma un attimo: era il cellulare che vibrava? Troppo tardi, richiamerà da casa. E ricomincia a pedalare.
Le tre età della vita in bicicletta, in ordine sparso.
Poi arriva lei, la ciclista perfetta. Sembra una cicloturista di passaggio in città, così ben equipaggiata: telaio leggero e moderno, elmetto protettivo, occhiali a fascia contro il vento, sacche laterali riempite e chiuse con cura. Ma a osservarla bene, si noterebbe che i pantaloni sono “quelli buoni” e che guarda un po’ troppo spesso l’orologio. Lo zainetto, poi, è troppo grande per una gara e troppo piccolo per un viaggio: ci sta giusto la “schiscetta”. Se avessimo il tempo di chiederglielo, la nostra ciclista ci direbbe che fa sessanta chilometri al giorno solo per andare a lavorare.
E poi, seduta al margine della strada, su un muretto che sembra messo lì apposta per lei, è seduta un’altra donna, accanto alla sua e-bike carica come per un viaggio. Ha l’aria sicura, e insieme curiosa. Dalle tasche laterali ampie e moderne sfila… un tablet. Scrive. A chi? E lei chi è? Ha un nome e un cognome, ma non è questo il momento di farli.»

Il libro è lungo 150 pagine (scritte grandi) e costa 12 euro. Se non lo trovate in libreria, si può ordinare sul sito della casa editrice.